Telefonata erotica a pagamento non costituisce attività di prostituzione

Semplici prestazioni vocali, quali una telefonata, anche se effettuata al fine di eccitare sessualmente l’interlocutore, non possono essere equiparate a delle prestazioni sessuali.


Ciò in quanto non “impegnano” zone corporali erogene, e, quindi, anche se a pagamento, non possono integrare il reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione da parte di chi le organizza.


Così la terza sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 31 agosto 2012, n. 33546, con cui è stato accolto il ricorso presentato da un soggetto condannato per sfruttamento della prostituzione anche per gli inviti rivolti ad effettuare telefonate erotiche ad un signore da parte di una donna.


Secondo quanto precisato dai giudici di legittimità non era la donna a compiere atti sessuali (né nei suoi riguardi che su terzi soggetti) ma era lo stesso “cliente”, in maniera del tutto autonoma, a compierli su se stesso, sulla scorta delle telefonate erotiche.


In tal modo, continua ancorala Corte, viene meno quella componente lesiva della dignità della prostituta, che ha portato il legislatore a punire lo sfruttamento della prostituzione, che “normativamente” consiste “nella messa a disposizione del proprio corpo alla mercè e secondo la volontà del cliente”.


Esula dall’area di “prestazione prostituiva” il semplice fatto di denudarsi verso un corrispettivo, al fine di eccitare l’istinto sessuale, salvo che a tal fatto non si accompagnino anche contatti corporei.


Si legge, infatti, nella sentenza in commento: ”È quindi necessario, in altri termini, attesa la costante nozione di atti sessuali elaborata da questa Corte con riferimento al reato di cui all’art. 609 bis c.p., ed incentrata sulla "corporeità sessuale", che la persona richiesta compia atti che attingano zone erogene del corpo suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale".


Tale principio è, del resto, implicitamente presupposto da quelle decisioni che hanno costantemente escluso esulare dall’area di prestazione prostitutiva il mero fatto di denudarsi dietro corrispettivo onde eccitare l’istinto sessuale salvo che, significativamente, a tale fatto non si accompagnino anche contatti corporei ("lap dance" eseguita da ballerine davanti a clienti cui era consentito accarezzare le stesse su fianchi, braccia e gambe; spogliarelli accompagnati da "strusciamenti" o contatti tattili e baci).


(Altalex, 25 settembre 2012. Nota di Manuela Rinaldi)